“Benché il rischio infettivo non sia mai del tutto azzerabile è doveroso che le misure preventive vengano messe in atto con massimo scrupolo”

(Prof. Pierluigi Viale, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche  Alma Mater Studiorum Università di Bologna)

Le infezioni nei dispositivi cardiaci impiantabili (CIED)

L’infezione batterica è una delle cause più comuni di complicanze nell’impianto di un generatore di impulsi , pacemaker o defibrillatore (CIED) e la profilassi antibiotica standard presenta carenze significative se utilizzata come singolo strumento per prevenire l’infezione. Le infezioni CIED rappresentano un problema di medicina generale, le conseguenze non riguardano pertanto solo l’ambito cardiologico.

IL PROBLEMA
  • 1-4% dei pazienti portatori di CIED incorre in infezioni

  • 22-56% dei pazienti sono considerati a rischio crescente per infezioni da CIED

L’IMPATTO
  • 50% di mortalità a 3 anni

  • 23-30 giorni medi di ricovero ospedaliero

  • 36.722€ corso medio per il trattamento di un’ infezione

IL BIOFILM

Le infezioni post interventi chirurgici si differenziano tra quelle con utilizzo di protesi e quelle senza protesi, solo nel primo caso si può formare il biofilm batterico a carico della protesi stessa. Quando l’infezione interessa il sito chirurgico senza nessun coinvolgimento di protesi, si possono adottare diverse soluzioni terapeutiche. Viceversa, se è presente una protesi impiantabile, l’unica prevenzione efficace e dimostrata è TYRX™, in nessun caso soluzioni terapeutiche diverse da TYRX™ si sono dimostrate efficaci alla riduzione della formazione del biofilm batterico che rimane la causa principale dell’infezione protesica.

In questo modo i germi infettano la tasca del generatore, e da qui possono diffondersi agli elettrocateteri nel sistema.

Alternativamente una batteriemia, soprattutto da staphylococcus aureus, proveniente da un focolaio di infezione distante può colonizzare gli elettrocateteri o il generatore e provocare l’infezione del device

Questa profilassi serve solo a prevenire le infezioni della ferita chirurgica, ma non della tasca né del dispositivo.

Si disinfetta infatti la porzione di pelle in cui si effettuerà l’incisione. I batteri però risiedono stabilmente soprattutto all’interno del bulbo pilifero, dove non possono essere aggrediti dai detergenti né dai disinfettanti cutanei.

Inserito il dispositivo nella tasca i batteri isolati si aggregano in colonie sullo stesso e diventano inattaccabili dagli antibiotici formando un BIOFILM batterico.

L’UNICA FORMA DI PREVENZIONE veramente EFFICACE consiste nello schermare il CIED con un involucro antibatterico riassorbibile.

Per la prima volta l’utilizzo di un supporto tecnologico affiancato alle regole comportamentali di riferimento, ha ridotto significativamente l’incidenza di infezioni correlate all’utilizzo di CIED.

La maglia è rivestita, inoltre, da un polimero in poliacrilato bioriassorbibile, su cui viene spruzzato l’aminoacido tirosina precedentemente impregnato con un corretto dosaggio di antibiotici, che si scompone con il tempo, principalmente tramite idrolisi.

Solo così si può sfruttare la massima efficacia degli antibiotici evitando al contempo antibiotico-resistenza. L’intero involucro viene riassorbito in circa 9 settimane.
L’unica forma di prevenzione realmente efficace consiste nell’evitare la formazione del biofilm, schermando i dispositivi medici con rivestimenti che impediscano il legame tra le adesine batteriche e lo strato proteico della matrice dell’ospite.

Fattori di rischio

Attraverso la valutazione di uno SCORE individuale calcolabile come ODDS RATIO CUMULATIVO, si possono individuare a priori i pazienti maggiormente predisposti a sviluppare un’infezione CIED

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Scarica l’app Infezioni CIED per calcolare il reale rischio infettivo del paziente.

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